VERSO LA SOCIETA’ DELLA CONOSCENZA.
Uno sguardo europeo sulle manovre legate all’Università e alla ricerca.
Come può la ricerca essere al servizio delle altre politiche?
Vetture intelligenti per salvare vite, l'energia di fusione per far fronte alla dipendenza energetica, la terapia genica per guarire dalle malattie gravi, le biotecnologie per preservare la nostra qualità di vita rispettando nel contempo l'ambiente; sono queste alcune delle numerose applicazioni offerte dalla ricerca per rispondere agli interrogativi e alle sfide della società.
E’ per questo motivo che l’Unione Europea ha cominciato ad avviare la strategia di Lisbona, adottata dal Consiglio europeo straordinario nel marzo 2000, basandosi su un obiettivo strategico per l'Unione europea: rafforzare l'occupazione, le riforme economiche e la coesione sociale nel contesto di un'economia fondata sulla conoscenza.
Sono stati individuati tre settori chiave per una piena realizzazione della società della conoscenza, attraverso l'attrazione di una massa critica di risorse e una partnership tra mondo accademico e mondo imprenditoriale, venendo a formare quello che è stato chiamato il “triangolo della conoscenza”: ricerca, istruzione e trasferimento tecnologico (RIF).
L’obiettivo indicato dal Consiglio europeo è che l’Europa diventi “l’economia più competitiva e dinamica al mondo basata sulla conoscenza, capace di una crescita economica sostenibile con più posti di lavoro e più qualificati e con una maggiore coesione sociale”.
Per raggiungere questo traguardo, il Consiglio ha individuato una serie di priorità anche nell’ambito dell’istruzione e della formazione, rilevando in particolare il ruolo fondamentale della formazione rispetto allo sviluppo dell’individuo (in modo che possa realizzare appieno il proprio potenziale e condurre una vita di buon livello), della società (favorendo la democrazia, riducendo le disuguaglianze e promuovendo il valore della diversità culturale) e dell’economia (assicurando un’adeguata corrispondenza della formazione dei lavoratori allo sviluppo economico e tecnologico).
Alla luce di tali nuove sfide e per contribuire in maniera fattiva a realizzare i comuni obiettivi strategici entro il termine prefissato, i ministri dell’istruzione dei Paesi europei hanno convenuto su tre priorità che riguardano i sistemi formativi:
- potenziarne la qualità e l’efficacia
- garantirne l’accesso da parte di tutti
- aprirli al mondo esterno
Dal 2001 i ministri dell’istruzione hanno quindi approvato un Rapporto sugli obiettivi futuri e concreti dei sistemi di istruzione e formazione e l’anno successivo il Comitato Istruzione e la Commissione Europea hanno adottato un preciso Piano d’Azione decennale che definisce il quadro strategico per la cooperazione nel settore.
La modernizzazione delle università europee è riconosciuta non solo quale condizione essenziale per il successo della più ampia strategia di Lisbona, ma anche quale elemento della tendenza generalizzata a passare ad un’economia sempre più globale, basata sulla conoscenza.
La Comunicazione della Commissione su “Il ruolo delle Università nell’Europa della Conoscenza” conferma che per raggiungere gli obiettivi di Lisbona e del Processo di Bologna, l’Europa ha bisogno di raggiungere l’eccellenza nelle sue università e che questo implica la soluzione di alcune questioni:
1. ottenere risorse sufficienti e garantire che siano utilizzate in modo efficace;
2. garantire autonomia e professionalità nella gestione accademica;
3. concentrare risorse per raggiungere e sviluppare l’eccellenza;
4. aumentare il contributo delle università alle strategie locali e regionali;
5. istituire una cooperazione più stretta fra università e imprese per garantire la migliore divulgazione e valorizzazione delle nuove conoscenze nell’economia e nella società;
6. promuovere lo spazio europeo dell’istruzione superiore integrato allo spazio europeo della ricerca e renderli concorrenziali a livello mondiale.
Nell’ottobre 2005 il Consiglio europeo ha identificato le università e definito la correlazione tra ricerca e sviluppo quali basi della competitività europea. Anche la Comunicazione della Commissione Mobilità degli intelletti europei: creare le condizioni affinché le università contribuiscano pienamente alla strategia di Lisbona, esprime il ruolo centrale delle università nella formazione del capitale umano.
ll nostro è il continente in cui è nata la scienza. E, con migliaia di Università e milioni di studenti, il nostro continente conta ancora su enormi risorse. Ma per la prima volta, forse, nella storia recente l’Europa si ritrova ad investire in ricerca scientifica e sviluppo tecnologico meno della media mondiale (l’Unione Europea, è da
tempo ferma all’1,9% del PIL). Se non vogliamo rimanere indietro è urgente passare dalle parole ai fatti e rilanciare l’obiettivo di Lisbona (3% del PIL) : diventare se non leader assoluti, almeno co-protagonisti della società della conoscenza. Il tema si pone con maggior urgenza per l’Italia. Il nostro paese spende in Ricerca e Sviluppo molto meno della media europea e della media mondiale (0,9% del PIL). Ma, soprattutto, ha un sistema produttivo che da tempo persegue, unico tra i paesi avanzati, un modello di sviluppo senza ricerca.
La ricerca scientifica è il sistema che più di ogni alto produce nuova conoscenza
che è la fonte a cui attinge sistematicamente lo sviluppo e l’innovazione tecnologica
Incentivare ricerca e innovazione è un obiettivo strategico per il paese.
Il mio non è un semplice no ai tagli che il governo ha deciso, ma è invito al rilancio degli investimenti in questo settore. Io credo che l’Università italiana vada riformata, ma per davvero, con una manovra trasparente e ben pensata, con ampio dialogo tra le parti costituenti il sistema dell’istruzione superiore.
Questo Paese avrebbe bisogno di un pò di lungimiranza qualche volta, gli imprenditori dovrebbero avere il coraggio di investire nello sviluppo tecnologico, e lo Stato dovrebbe prendersi le sue responsabilità: siamo l’unico Paese che sta disattendendo il trattato di Lisbona che ha firmato a Lisbona nel 2000.
Ale
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